Osserviamo gli ETC e gli ETF sul petrolio e cerchiamo di comprendere nel dettaglio tutte le principali caratteristiche e quali sono i più interessanti.
Osserviamo gli ETC e gli ETF sul petrolio e cerchiamo di comprendere nel dettaglio tutte le principali caratteristiche. Quando parliamo di prodotti presenti sul mercato direttamente correlati con il petrolio pensiamo a future, azioni ed ETC. Mentre i contratti derivati, ed i future in particolare, ci permettono di prendere una posizione su questo asset, assumendoci il rischio della leva finanziaria, le azioni e gli ETC risultano invece più semplici da comprendere e necessitano di capitali inferiori.
Ecco una selezione delle migliori piattaforme per investire su ETF petrolio, regolamentate in Italia e autorizzate dalla Consob.
| Broker | Deposito min. | Licenza | |
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I CFD sono strumenti complessi e comportano un alto rischio di perdere denaro rapidamente a causa della leva.
Gli investitori che desiderano aggiungere il petrolio al proprio portafoglio hanno a disposizione diverse opzioni. Una di queste è l’acquisto di azioni di singole compagnie petrolifere, un’altra è quella di investire in un fondo a gestione passiva (ETF) sul petrolio e negoziato in borsa.
Gli ETF sul petrolio sono fondi che investono in un paniere di titoli legati alla materia prima, offrendo l’opportunità di un’esposizione diversificata al settore. Il fondo quindi replica l’indice di riferimento e il relativo andamento. Questi fondi possono anche rappresentare un modo conveniente per accedere alla performance del petrolio greggio senza dover acquistare e stoccare direttamente i barili.
Tuttavia, è importante notare che la performance di questi strumenti potrebbe non essere sempre correlata in modo preciso al prezzo del greggio stesso, poiché includono spesso titoli di società di servizi e di raffinazione che non necessariamente seguono da vicino i prezzi dell’oro nero.
Il Brent Crude e il WTI sono due dei tipi di petrolio più importanti al mondo. Anche se entrambi vengono raffinati per la produzione di benzina, emergono delle importanti differenze nelle loro provenienze e prezzi.
Il **Brent Crude **proviene dal Mare del Nord, vicino alle Isole Shetland e alla Norvegia. Il Brent è diventato il punto di riferimento per l’intero mercato del petrolio e non solo per l’Africa occidentale, il Mediterraneo e il sud-est asiatico. In particolare, il Brent è un tipo di petrolio che contiene una maggiore quantità di zolfo rispetto ad altri greggi, ma anche una minore quantità di impurità. Questo lo rende più costoso rispetto al WTI.
**WTI **viene estratto dall’interno degli Stati Uniti, in particolare dal Texas, dalla Louisiana e dal North Dakota. Questo ha un impatto significativo sui costi di trasporto e di stoccaggio, con il Brent che offre maggiori vantaggi dal punto di vista economico. Tuttavia, in momenti di volatilità estrema come quelli della crisi di inizio 2020, queste distinzioni possono diventare critiche.
Il WTI, rappresenta il punto di riferimento per i** contratti scambiati al Nymex**, ma ciò che lo rende ancora più pregiato rispetto ad altri tipi di greggio, come il Brent, è il minor apporto di zolfo e una gravità Api superiore. Negli Stati Uniti, il WTI è il modello preferito sia per la misurazione che per la determinazione del prezzo del petrolio.

Fonte: IG
**I principali vantaggi di investire in ETF sul petrolio: **
I rischi nell’investire in Petrolio. Ecco un elenco:
I principali Market Mover di mercato sono:
Iniziamo fermandoci sulle differenti tipologie di benchmark che possiede ogni singolo prodotto. Alcuni ETC infatti hanno un contratto future come sottostante, mentre altri detengono un indice sintetico che racchiude dei contratti derivati. Alcuni sono legati al petrolio Wti (West Texas Intermediate), mentre altri al Brent. Nel primo caso quindi il sottostante si riferisce ad una tipologia di petrolio prodotta in Texas ed utilizzata prevalentemente come benchmark per i future del NYMEX americano, nel secondo caso invece il mercato si rivolge al petrolio del Mare del Nord europeo.

Fonte: EIA
Sono quindi due tipologie di petrolio differenti, ma tradizionalmente, possiedono un andamento molto simile e altamente correlato. Tutte le seguenti informazioni sono fondamentali per riuscire a fare i migliori investimenti in sicurezza.
Un’altra caratteristica da considerare in fase di analisi riguarda la struttura. Gli ETF si dicono strutturati quando possiedono l’effetto moltiplicativo della leva finanziaria (X2, X3 etc…) oppure la possibilità di prendere una posizione long o short sul mercato. Alcuni ETC possiedono una di queste caratteristiche oppure entrambe. Analizzate con attenzione i dettagli del prodotto per evitare di incorrere nella scelta sbagliata. La struttura viene evidenziata già nella nomenclatura data dall’emittente e quindi visibile da subito.
Infine abbiamo anche ETC con la possibilità della copertura del rischio cambio, come nel caso del WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL EUR DAILY HDG, che presentano una soluzione “Hedged” ovvero a cambio coperto.
Considerando quindi che il panorama dei prodotti presenti sul mercato è piuttosto complesso andiamo adesso ad analizzare gli strumenti presenti sul mercato di Borsa Italiana.
Nel mondo degli ETF legati al petrolio la scelta sembra piuttosto ampia. Il modo più semplice per procedere ad una selezione è partire dalla tipologia di operazione che si intende eseguire, ovvero acquistare o vendere il petrolio (long o short), poi procedere alla scelta dell’esposizione (a leva o senza leva) ed infine controllare il volume degli scambi. Se procederete in tal senso noterete che i prodotti rimanenti non sono poi così tanti.
Qui di seguito vi proponiamo due tabelle con gli ETC che presentano come sottostante contratti future e Sub Index, relativi volumi di scambio e il TER (Total Expense Ratio).
Sottostante Future o Sub Index (con e senza leva)

Tra gli ETC con i volumi di scambio più elevati appaiono quindi il WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL, prodotto “long” non strutturato e con un Ter tra i più competitivi nel suo segmento. Il fondo presenta una size di USD 238,50 Mln. Negli ultimi 3 anni ha realizzato il 21,33%, mentre a 5 anni il 20,04%, secondo i dati forniti ad aprile 2022 da Morningstar. L’ETC replica l’indice Dow Jones- UBS Brent Crude SubindexSM a cui aggiunge il rendimento del collaterale.
Per prendere una posizione “short” sul mercato il prodotto con i maggiori volumi di scambio è il WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL 1XDAILY SHORT. Il fondo ha una size di USD 11,29 Mln e una performance a 3 anni del -30,60% e a 5 anni del -27,71%, sempre ad aprile 2022 (dati Morningstar). Il Ter del prodotto appare invece più elevato rispetto ai competitor di categoria. Da considerare l’andamento rialzista del petrolio dall’inizio del conflitto in Ucraina che ha condotto il prezzo del barile oltre i 100$ nei mesi di febbraio e marzo con ampia volatilità. Il Dow Jones-UBS Brent Crude SubindexSM, benchmark dell’ETC, replica il movimento dei contratti future sul petrolio greggio Brent.
Tra i prodotti strutturati a leva invece gli operatori sembrano preferire il WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL 2X DAILY LEV e il WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL 3X DAILY L tra i prodotti “long” e il WISDOMTREE BRENT CRUDE OIL 3XDAILY SHORT tra gli “short”.
Gli ETF sul petrolio che risultano più scambiati sui mercati vanno presi in considerazione per la composizione e la diversificazione del proprio portafoglio. Si tratta di titoli eccellenti, che tramite i contratti per differenza possono essere comprati o venduti, a seconda che si voglia investire al rialzo o speculare sul ribasso del petrolio.
USO è l’acronimo di United States Oil: si tratta di un fondo che traccia, giorno dopo giorno, le oscillazioni delle quotazioni nel petrolio greggio West Texas Intermediate. Ci sono diversi elementi che condizionano il prezzo di tale ETF:
L’USO garantisce un’esposizione al mercato del petrolio degli Stati Uniti evitando l’incombenza di possedere il contratto future. Si tratta di un ETF altamente capitalizzato, tra i primi al mondo da questo punto di vista.
C’è un altro ETF da non sottovalutare, soprattutto se si ritiene di poter essere annoverati tra gli investitori più sofisticati: si tratta dello XOP, che corrisponde al petrolio greggio SPDR S&P Oil & Gas Exploration & Prod.
Chi ha una tolleranza al rischio bassa, tuttavia, dovrebbe orientare la propria attenzione su altri ETF, visto che si tratta di uno strumento caratterizzato da una volatilità molto elevata.
Nel novero degli ETF sul petrolio che devono essere conosciuti da chi ha in mente di cimentarsi nel trading c’è anche lo XLE, vale a dire l’Energy Select Sector SPDR ETF. È un ETF molto integrato; questo strumento di investimento, per altro, si differenzia dagli altri nominati in precedenza perché non è formato unicamente da società petrolifere.
Questo è un aspetto da non trascurare, perché è indice di una maggiore stabilità e di un migliore bilanciamento. Lo XLE è costituito, oltre che dalle società che sono attive nel campo della produzione di gas naturale e di petrolio, da varie imprese che hanno a che fare comunque con i servizi energetici, per esempio occupandosi di perforazione.
Abbiamo già analizzato il settore petrolifero nella nostra guida su come investire sul petrolio e il tema dell’investimento in azioni nell’articolo dedicato alle migliori azioni sul petrolio.
Esistono diversi broker con i quali è possibile investire negli ETF. Di seguito proponiamo una tabella con i principali:
| Broker | Deposito min. | Licenza | |
|---|---|---|---|
CONSIGLIATO | 100 € | Cysec 109/10 | Apri un conto |
| 0 € | Regolamentazione knf | Apri un conto |
| 20 € con carta | Cysec 319/17 | Apri un conto |
| 100 € | Cysec 250/14 | Apri un conto |
I CFD sono strumenti complessi e comportano un alto rischio di perdere denaro rapidamente a causa della leva.
Per ultimo vediamo un ulteriore modo di investire sugli ETF, con la possibilità di scegliere anche prodotti non necessariamente scambiati su Borsa Italiana, ovvero i CFD. In questo caso il broker eToro offre una soluzione ibrida, il CFD che prende posizione su un ETF.
Quali sono le caratteristiche di questa tipologia di investimento?
Il fattore forse più determinante, che motiva la scelta dei singoli investitori, è la possibilità di accedere al fondo con capitali ridotti grazie alla leva finanziaria presente nel CFD. In questo caso si potrà investire cifre più elevate attraverso il processo di amplificazione offerto dall’effetto leva. Ovviamente i rischi saranno maggiori, perché ad un investimento superiore corrisponde anche, in caso di operazione avversa, una perdita superiore. Un altro fattore importante è la scalabilità delle posizioni, prendere posizione con gli importi desiderati ed infine la possibilità di accedere a prodotti non accessibili sul mercato italiano. Un aspetto invece negativo risiede nel mercato non regolamentato. I cfd infatti, non sono scambiati su Borsa Italiana.
Qui di seguito offriamo una panoramica degli ETF sul petrolio del broker:
Se possiedi capitali ridotti puoi pensare ad un CFD, che utilizza l’effetto leva per aumentare l’amplificazione del tuo investimento sul mercato. In questo caso e Plus500 offrono diverse soluzioni. Ricorda però che i CFD sono strumenti derivati e quindi volatili e rischiosi.
Vedi il nostro corso su come investire in ETF.
Questa selezione riflette l'opinione della redazione a scopo informativo e non costituisce una raccomandazione di acquisto. Le performance passate non sono indicative di quelle future.