
Gli ETF (Exchange Trust Funds) sono dei panieri che contengono diversi asset tra cui anche eventualmente il gas naturale. Detto in altre parole permettono di poter accedere a un ventaglio di opportunità di investimenti che possono includere anche il gas naturale.
Come sanno molto bene i trader con una certa esperienza diversificare i propri investimenti è sempre la strada più vantaggiosa dal punto di vista finanziario, soprattutto quando a causa di eventi inaspettati, come quello che stiamo attraversano, i prezzi possono subire dei ribassi (o dei rialzi) improvvisi.
I CFD (o contratti per differenza) in termini di accessibilità, intuibilità nel suo utilizzo e risparmio nei costi sono ineguagliabili. Cosa sono i CFD? Si tratta di strumenti derivati, i CFD non sono vincolati alla commodity ma, al contrario, godono di ampi margini di flessibilità.
Anche l’accessibilità per operare con questo strumento è davvero interessante: basti pensare che per aprire un conto su un broker tra quelli da noi consigliati non si sostiene nessuna spesa di registrazione. Vedi, per esempio, eToro o Capital.com.
I contratti futures, sono contratti altamente standardizzati, in cui un compratore (di solito il produttore di gas naturale) e un venditore (solitamente distributori del gas) si accordano sul pagamento di un controvalore monetario fisso per lo scambio di materia prima a una data scadenza futura. Il contratto può essere negoziato prima della scadenza. Per comprare un contratto future servono davvero ingenti capitali. Quindi i Futures sono quelli meno accessibili all’investitore medio.
Questo per due ragioni principali:
Per quanto stiamo parlando di un tipo di investimento conosciuto in tutto il mondo, hanno poca flessibilità in termini di negoziazione e sono alquanto costosi. I futures hanno anche costi di commissione importanti.
Stiamo parlando indubbiamente di contratti chiari e assolutamente al di sopra di ogni ambiguità o sospetto, commercializzati nei mercati regolamentati come la borsa italiana. Questo è sicuramente uno dei suoi pregi maggiori che caratterizzano la bontà di questa forma di investimento. Non per nulla vengono scambiati in piena sicurezza da grandi investitori sui maggiori mercati mondiali.
Un altro pregio (o vantaggio) del mercato dei Futures è la sua ricchezza. Abbiamo già detto che per potervi accedere è necessario disporre di capitali da capogiro ed è per questo che gode di una cospicua liquidità. Consideriamo che i futures sono uno strumento di copertura finanziaria utilizzata comunemente da banche, aziende e grandi imprenditori. È una forma di investimento che permette di tutelarsi, sborsando ovviamente ingenti somme di denaro, per i periodi in cui il prezzo della materia prima in questione dovesse variare.
Per riassumere, quindi, possiamo dire che i futures hanno il vantaggio di essere uno strumento di investimento indiscutibilmente solido e trasparente. Inoltre, si tratta di un modo di fare trading importante e potenzialmente molto ricco. D’altra parte soltanto chi dispone di grossi capitali vi può accedere, per cui non è il tipo di investimento adatto all’investitore medio.
Che dire poi dei costi? Anche sotto questo aspetto i futures non rientrano tra le forme di investimento più economiche, anzi, i costi delle commissioni sono davvero molto alti. Potremmo dire direttamente proporzionali ai capitali che vengono investiti. Per fare un esempio che illustri il rapporto dei costi tra i futures e altre forme di investimento, sarebbe come scegliere tra comprare un cappotto in Via Monte Napoleone a Milano o ai mercati generali.
Agli svantaggi per l’investitore medio va ad aggiungersi, inoltre, il fatto che rimane una forma di investimento davvero poco flessibile in quanto non lascia margini rispetto al mercato.
Il gas naturale, a differenza di altre fonti energetiche come la luce solare, l’acqua e il vento, non è rinnovabile. Ciò significa che prima o poi sarà destinato ad esaurirsi. L’esplosione demografica, avvenuta soltanto negli ultimi 50 anni, ha decisamente contribuito ad accelerare il consumo di questa risorsa e quindi a ridurre progressivamente le riserve attualmente disponibili. Gli addetti ai lavori stanno cercando di trovare altri sistemi per cercare e trovare altre fonti di gas che possano rimpinguare quelle attuali.
Si parla di un gas (definito shale gas) che, attraverso una tecnica di trivellazione particolare, potrebbe essere estratto dall’argilla. Tuttavia, per diverse ragioni (soprattutto legate alla salute dell’ambiente) fino ad ora non si è riusciti a ad ottenere risultati significativi. Ci sono troppe questioni aperte sui rischi-benefici che potrebbe portare un progetto del genere. Sono molte le controversie tra i paesi che si dibattono nel valutare se quella dello shale gas sia davvero la strada giusta per rifornire i nostri serbatoi di gas. Troppe le incognite legate alla ripercussioni che questo genere di estrazione provocherebbe sull’ambiente e poche le certezze che il gioco valga davvero la candela. Da una parte l’evidenza è che le riserve attuali di gas naturale non dureranno per sempre, dall’altra la necessità di studiare qualcosa che permetta di trovare delle alternative valide che non risultino troppo invasive sia dal punto ambientale che finanziario.
Scrive di mercati e trading da oltre 10 anni. Ex consulente finanziario, oggi cura le guide e le recensioni della redazione.