Vuoi investire in azioni sulle materie prime? Analizziamo le principali azioni sulle commodities, il profilo, i fondamentali, impostazione tecnica, informazioni e news.
Le società attive nel business delle materie prime offrono diversi spunti operativi grazie alla diversificazione. Studiamo le azioni sulle materie prime ovvero i titoli di quelle aziende esposte sul mercato delle commodities. Investire nelle materie prime significa prendere posizione all’interno di un paniere diversificato di “commodities” molto ampio. Per poter comprendere al meglio la varietà del panorama offerto dal mercato vediamo quali sono le principali categorie nel quale possiamo suddividere queste risorse:
Tra le più importanti aree di riferimento abbiamo:

Fonte: Credit Suisse
La gamma delle diverse opportunità di investimento è quindi molto variegata ed è necessario focalizzare l’interesse o su una singola nicchia del mercato, identificando l’area a maggiore potenzialità di crescita e poi selezionare le aziende che presentano delle opportunità in temine di prezzo e rendimenti attesi, oppure effettuare uno “stock picking”, ovvero una scelta, tra le azioni a maggiore capitalizzazione, ma con business differenti. In questa analisi utilizzeremo il secondo approccio, andando a studiare le principali società del settore americano senza preclusione di attività.
Andiamo quindi ad individuare alcune delle aziende quotate sul mercato americano a maggiore capitalizzazione appartenenti al settore. Forniremo una descrizione generale dell’attività e cercheremo di comprendere le potenzialità, attraverso le azioni attive, i dati fondamentali delle imprese e l’impostazione tecnica di breve e medio periodo.
Qui di seguito riportiamo una tabella di sintesi delle principali:
Riportiamo uno storico delle **principali voci di conto economico e di bilancio **per singola azienda in modo da poter visualizzare l’andamento delle imprese nel tempo. Inseriamo anche l’analisi del dividendo con la possibilità di vedere il movimento storico delle distribuzioni in rapporto ai risultati dei ricavi e dei profitti negli anni.
Per quanto riguarda invece l’analisi tecnica una tabella che riporta le impostazioni tecniche di breve e medio termine dei singoli titoli, dove vengono messe in luce le dinamiche di prezzo degli ultimi 30 e 90 giorni di mercato e una sintesi dei dati fondamentali dell’azienda per l’ultimo anno di esercizio e trimestre di riferimento.
Per restare sempre aggiornato sugli ultimi eventi, comunicati stampa e notizie che coinvolgono le società analizzate, vi riportiamo qui di seguito alcuni link importanti da tenere sempre monitorati. Nella sezione dei siti aziendali, dedicata alle relazioni con gli investitori, potrete trovare sempre gli ultimi dati di bilancio e tutte le informazioni economiche relative alle diverse imprese che state valutando.
Al fine di negoziare online e investire in azioni sulle materie prime, è necessario selezionare un intermediario che eseguirà le operazioni. Per sceglierlo è necessario comprendere alcuni aspetti importanti di questa dinamica, al fine di trovare il giusto broker:
Per questo motivo, abbiamo pensato di selezionare una lista con alcuni broker sul mercato.
Qui sotto, trovate alcune delle migliori piattaforme di trading, regolamentate, sicure e legali, selezionate tra le più conosciute e maggiormente apprezzate.
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I CFD sono strumenti complessi e comportano un alto rischio di perdere denaro rapidamente a causa della leva.
Per approfondire il tema dell’investimento nel comparto vi rimandiamo alla guida su come investire nelle materie prime, che vi fornirà le basi per comprendere al meglio questo comparto e all’articolo sui migliori ETF sulle materie prime che vi consentirà di avere una panoramica su altri strumenti offerti dal mercato ed avere una maggiore conoscenza sull’argomento.
Il settore delle materie prime comprende beni fisici fungibili utilizzati come input produttivi: energia, metalli, prodotti agricoli e “soft commodities” come caffè, cacao, zucchero e cereali. Secondo le stime di Statista, il valore nominale complessivo del mercato globale delle commodities dovrebbe raggiungere circa 142,85 trilioni di dollari nel 2025. All’interno di questo aggregato, il comparto agricolo rappresenta una componente rilevante: secondo un report di DataM Intelligence, il mercato globale delle agricultural commodities valeva circa 5.765 miliardi di dollari nel 2024.
Il settore si articola in più segmenti: produttori primari (es. colture, allevamento), processori e trader integrati, fornitori di input (sementi, fertilizzanti, macchinari) e operatori logistici. Per un investitore retail, l’esposizione alle azioni del comparto è storicamente associata a obiettivi di diversificazione e di copertura dall’inflazione: una ricerca Vanguard del 2023 stima che, nell’ultimo decennio, i prezzi delle commodities siano aumentati del 7-9% per ogni 1% di inflazione inattesa, pur evidenziando che i benefici variano per asset class e regime macroeconomico.
Fonti:
Chi desidera esposizione al comparto delle materie prime dispone di più strumenti, ciascuno con caratteristiche tecniche e di costo differenti. L’acquisto diretto di azioni di produttori, trader o processori (ad esempio società agroalimentari quotate) consente un’esposizione equity mediata dalla performance aziendale. I CFD replicano la variazione di prezzo di un sottostante senza trasferirne la proprietà: sono prodotti a leva, regolamentati in UE dall’ESMA, e presentano rischi di perdita rapida del capitale.
Gli ETF settoriali permettono invece una diversificazione immediata: tra quelli più citati figurano l’Invesco DB Agriculture Fund (DBA), basato su futures su materie prime agricole, l’iShares MSCI Agriculture Producers ETF (VEGI) e il VanEck Agribusiness ETF (MOO), che investono in azioni di società dell’intera filiera agribusiness. I futures su commodities sono strumenti derivati complessi, utilizzati prevalentemente da operatori professionali, e richiedono competenze specifiche su margini, roll-over e curve di prezzo. I fondi comuni tematici offrono gestione attiva con commissioni tipicamente più elevate rispetto agli ETF. Costi, liquidità e profilo di rischio differiscono in modo significativo tra questi strumenti, e la scelta dipende dall’orizzonte temporale, dalla tolleranza al rischio e dall’obiettivo di portafoglio dell’investitore.
Fonti:
Non esiste un metodo unico per valutare le azioni del comparto: gli investitori tipicamente combinano criteri quantitativi e qualitativi. Tra i parametri più diffusi nella letteratura di analisi fondamentale figurano la capitalizzazione di mercato (proxy di dimensione e liquidità), l’esposizione geografica (mercati sviluppati vs. emergenti, concentrazione regionale), il segmento operativo lungo la filiera (upstream, midstream, downstream) e gli indicatori finanziari come rapporto debito/equity, current ratio, ROE e margine operativo.
La politica dei dividendi offre informazioni sulla capacità dell’azienda di generare cassa lungo il ciclo. Un elemento specifico del settore è la sensibilità ai prezzi della commodity sottostante: società integrate o con contratti di lungo periodo possono mostrare utili meno volatili rispetto a produttori puri. Crescente attenzione è dedicata ai criteri ESG, formalizzati in framework come il Morningstar Sustainability Rating, che valuta l’esposizione e la gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance, particolarmente rilevanti per un settore esposto a uso del suolo, emissioni e gestione delle risorse idriche. Questi criteri vanno considerati come chiave analitica, non come segnali operativi di acquisto o vendita.
Fonti:
Il quadro recente del settore è segnato da una moderazione dei prezzi dopo i picchi del 2022. Secondo il World Bank Commodity Markets Outlook di ottobre 2025, l’indice generale delle materie prime è previsto in calo del 7% sia nel 2025 sia nel 2026, con i prezzi complessivi attesi sui minimi di sei anni.
Il segmento agricolo mostra dinamiche più differenziate: sempre secondo la Banca Mondiale, i prezzi agricoli sono stimati in diminuzione dell’1% nel 2025 e del 3% nel 2026, sostenuti sul lato cereali da ampie disponibilità globali, mentre l’indice delle beverage commodities (cacao, caffè) è visto in rialzo di circa il 20% nel 2025 per effetto di shock produttivi. La FAO ha riportato un FAO Food Price Index medio di 127,2 punti nel 2025, superiore del 4,3% rispetto al 2024.
L’OECD-FAO Agricultural Outlook 2025-2034 stima inoltre che la produzione agricola globale possa crescere del 14% nel prossimo decennio, trainata da incrementi di produttività soprattutto nei paesi a medio reddito, mentre i mandati sui biofuel continueranno a incidere sulla domanda di cereali e oli vegetali.
Fonti:
Le azioni del comparto materie prime, e in particolare quelle agroalimentari, presentano fattori di rischio peculiari che un investitore dovrebbe comprendere prima di decidere se includerle nel proprio portafoglio. Il primo è il rischio di prezzo: i ricavi delle società sono correlati all’andamento delle quotazioni dei sottostanti, storicamente molto volatili. Il rischio meteorologico e climatico incide direttamente sulle rese agricole: siccità, alluvioni, ondate di calore e gelate fuori stagione possono compromettere interi raccolti, come documentato da FAO e Banca Mondiale in più edizioni dei loro rapporti.
Il rischio geopolitico include conflitti, sanzioni, restrizioni all’export (ad esempio sul riso e sul grano) e tensioni commerciali che alterano flussi e prezzi globali. Il rischio valutario è rilevante perché la maggior parte delle commodities è quotata in dollari USA: per un investitore in euro, variazioni del cambio EUR/USD possono amplificare o erodere i risultati in termini di valuta locale.
Vi sono poi la ciclicità del settore, correlata al ciclo economico globale, il rischio regolamentare (politiche agricole, sussidi, standard ambientali, normative UE come la Politica Agricola Comune) e il rischio di concentrazione, quando un emittente dipende da poche colture o da specifiche aree geografiche. A questi si aggiungono rischi operativi, di catena di fornitura e di liquidità del titolo sul mercato secondario. Questo contenuto ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza finanziaria.
Fonti:
Salgono i ricavi negli ultimi tre anni e anche gli utili proseguono l'iter di crescita portandosi a quota 2,71 miliardi di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto in termini percentuali, mentre il debito sulle attività resta…
Salgono i ricavi negli ultimi tre anni e anche gli utili proseguono la salita portandosi a quota 2,708 miliardi di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto in termini percentuali, mentre il debito sulle attività cala. Nel 1Q…
Crescono i ricavi negli ultimi quattro anni e anche gli utili salgono portandosi a quota 650 milioni di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto, mentre il debito sulle attività diminuisce. Nel 1Q 2022 i risultati degli utili…
Aumento dei ricavi negli ultimi quattro anni e anche gli utili che registrano un valore pari a 249 milioni di di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto e il debito sulle attività. Nel 1Q 2022 i risultati degli utili…
Aumento dei ricavi negli ultimi quattro anni e anche gli utili che registrano un valore pari a 249 milioni di di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto e il debito sulle attività. Nel 1Q 2022 i risultati degli utili…
Progressione dei ricavi dal 2017 e anche gli utili crescono portandosi a quota 90,50 milioni di dollari nel 2021. Aumenta anche il margine di profitto in termini percentuali e il debito sulle attività. Nel 1Q 2022 i risultati degli utili…
Ricavi in salita per l'azienda a partire dal 2018. Aumenta anche il margine di profitto in termini percentuali, mentre cala il debito sulle attività. Nel 1Q 2022 i risultati degli utili salgono lievemente rispetto al periodo precedente e…
Azienda agroalimentare statunitense
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